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Da Penna in Viaggio a Calabria nell’Anima: dieci anni di scoperte, cadute e vittorie

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12 Ottobre 2026

Avrei voluto pubblicare questo post il 28 settembre, giorno in cui, esattamente dieci anni fa, andavo online con “Penna in Viaggio”, il mio primo diario digitale dedicato alla Calabria. Non l’ho fatto perché da due settimane ho delle crisi di pianto. E no, non mi vergogno a dirlo: sono umana. I social ci mostrano ogni giorno vite apparentemente perfette, ma quello che succede a fotocamera spenta è tutta un’altra storia.

Perché queste lacrime? Sinceramente non lo so. Penso che quello che sto vivendo non sia pienamente allineato al desiderio che porto nel cuore: dedicarmi del tutto alla mia terra. Quando sono in giro o quando scrivo un articolo o mi dedico all’editing di un video per YouTube sento un’energia dirompente e questo mi fa riflettere. Non so se avrò mai una risposta, ma oggi prendo nota di quello che sento.

Sommario

Di cosa ti parlo in questo articolo

In dieci anni ho esplorato circa 240 luoghi della Calabria: raccontarteli tutti sarebbe impossibile. Per questo ho scelto di parlarti del mio cammino dal 28 settembre 2016 a oggi attraverso le scoperte che mi sono rimaste nel cuore, le soddisfazioni che ho avuto, il mio impegno per il territorio come consulente SEO e web marketing e tutto quello che sfugge alla velocità dei social.

Introversa sui social, presente nelle ricerche Google e AI

Forse ci sono tante cose che non sai di me. Da introversa preferisco stare dietro le quinte e affidare alle parole scritte quello che voglio comunicare. Ho bisogno di silenzio e solitudine. Stare connessa ogni giorno su Instagram mi prosciuga le energie: se fosse per me, terrei volentieri il telefono spento tutto il giorno. Per questo ho scelto di esserci a modo mio, con i miei tempi e soprattutto rispettando la mia personalità. 

È una scelta che ha un prezzo. Ho la sensazione che, se non hai almeno 10 mila follower e non ti adegui alle regole del gioco pubblicando un reel dopo l’altro, resti ai margini.

Eppure sono felice del contributo silenzioso che do ogni giorno per far conoscere la mia terra. Dal 2016 a oggi, grazie ai miei articoli posizionati sulla prima pagina di Google e nei motori di ricerca AI come ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity, ho venduto più di 500 copie della mia guida, sia in versione digitale che cartacea, e ricevuto più di 500 mila visite da persone che stanno pianificando il loro viaggio in Calabria, sia dall’Italia che dall’estero. Persone che cercano attivamente, con un’intenzione precisa, invece di scorrere distrattamente un feed fatto di contenuti che spariscono nel giro di 24 ore. Al contrario, un articolo scritto in ottica SEO resta visibile per anni: lo scrivo una volta, con calma, e continua a essere letto anche quando non sono connessa sui social. Per me è un modo di comunicare lento e sostenibile, proprio come la Calabria che amo raccontarti.

E ogni volta che qualcuno mi scrive di aver scoperto un borgo, un sentiero o un parco archeologico grazie a uno dei miei articoli, so di aver scelto la strada giusta. È questo l’impatto che voglio avere sul piccolo ecosistema in cui vivo.

Un biglietto di sola andata per Tenerife

È stato un cammino inaspettato che ha rivoluzionato la mia vita e mi ha portata a reinventarmi. Ed è cominciato lontano da qui.

Il 16 aprile 2016 sono partita per Tenerife perché sentivo il bisogno di allontanarmi dalla mia famiglia, che aveva preso decisioni importanti per me senza consultarmi, come se fossi una ragazzina. Che dirti, è stata una grande delusione, che ancora oggi non ho dimenticato. Ho comprato un biglietto di sola andata, chiuso la mia vita in due trolley e ho preso un aereo con l’idea di trasferirmi e iniziare da capo.

Per 67 giorni sono andata alla ricerca di me stessa. Mi sono messa alla prova ogni giorno, parlando due lingue che conoscevo a malapena, affrontando per la prima volta da sola un sentiero di quasi 13 km nel Parco Nazionale del Teide. 

È stato un viaggio segnato dal destino, come se ogni persona incontrata avesse il compito preciso di riportarmi a Soverato. E così è stato.

Sono molto grata a quell’esperienza perché non sarei qui a raccontarti il profondo amore che nutro per questa terra se dieci anni non fossi partita per l’isola delle Canarie. 

2016: ho guardato alla mia terra con occhi nuovi

Il 22 giugno 2016 sono tornata a casa, a Soverato. Non so spiegarti cosa sia successo, so solo che sono atterrata in un posto nuovo, come se non avessi mai vissuto in Calabria.

Le prime uscite sono arrivate subito dopo. Il 2 luglio ero con i miei amici al Parco Archeologico di Scolacium: ricordo ancora la luce intensa di quel pomeriggio tra le rovine della città greca di Skylletion e i filari di ulivi secolari. Il 9 luglio ho percorso il mio primo cammino, verso le Cascate del Marmarico di Bivongi, le più alte della Calabria. E il 14 luglio sono arrivata alla Cooperativa Nido di Seta di San Floro, che avevo conosciuto per caso su YouTube: la voce tremolante e la luce negli occhi di Miriam, nel video girato da Massimo Castelli, mi commuovono ancora oggi ogni volta che lo rivedo.

Dopo quelle prime uscite ho cominciato a guardare questa terra con occhi diversi, quelli della curiosità e dell’amore. È iniziata così la mia esplorazione, prima in coppia, poi in solitaria con i mezzi pubblici, proprio come facevo sull’isola canaria.

Nel frattempo però sentivo che dovevo condividere in qualche modo l’esperienza di quel viaggio trasformativo e anche le meraviglie che stavo scoprendo in Calabria.

L’unico modo era quello di creare un sito web: da nerd quale sono, ho seguito un corso per realizzare da sola il mio primo sito su WordPress, e subito dopo uno sulla SEO. Volevo che i miei articoli arrivassero a chi cercava attivamente informazioni e il posizionamento su Google era la chiave.

Il 28 settembre è nato “Penna in Viaggio”.  Questa è stata la prima versione del logo, realizzata dal mio ex compagno.

A raccontare la Calabria dieci anni fa eravamo solo in tre: con me c’erano Laura Cipolla con il suo “Love Cetraro” e Maria Rita Aloi con “Jamaluca”. Non esisteva ancora il brand “Calabria Straordinaria”, e Instagram non era pieno di profili dedicati alla nostra regione come oggi. Promuoverla sembrava un’utopia, un’azione rivoluzionaria: ricordo ancora i commenti negativi e pessimisti di tanti calabresi sotto i miei post, convinti che qui “non c’è nenti”.

Oggi, quando vedo sui social quante persone la raccontano, ognuna a modo suo, provo un po’ di orgoglio: mi piace pensare di aver contribuito, con il mio piccolo blog, ad aprire quella strada.

Il 2016 è stato anche l’anno del mio primo incontro con Civita, il borgo arbëreshë del Pollino. Poco prima di entrare in paese mi sono appiccicata al parabrezza: non avevo mai visto una montagna così bella come la Timpa del Demanio. Sono stati quel colpo di fulmine e il tremolio alle gambe sul sentiero della Mater Chiesa, qualche anno dopo, a spingermi a trasferirmi lì per sette mesi, tra il 2023 e il 2024, per inseguire il mio sogno. Ma questa è una storia che ti racconto più avanti.

Di quei primi mesi non posso dimenticare il profumo intenso di carbone sulla locomotiva a vapore del Treno della Sila, l’esplosione dei colori del Musaba, la storia gloriosa delle Reali Ferriere Borboniche di Mongiana, i tramonti magici di Fiumefreddo Bruzio e l’immagine surreale di Pentedattilo.

2017: la mia prima volta in radio

Il 2017 si è aperto con una sorpresa a pochi chilometri da casa. Durante un tour nel centro storico di Catanzaro guidato da Angela Rubino ho scoperto una storia che nessuno mi aveva mai raccontato: tra il 1300 e il 1700 il capoluogo era uno dei più importanti centri di lavorazione della seta d’Europa, tanto che Carlo V gli concesse, dopo Napoli, il privilegio di produrre questi tessuti. Camminavo nei vicoli che conoscevo e mi sembrava di vederli per la prima volta.

A febbraio sono scesa sulla costa ionica reggina e ho conosciuto due luoghi che sono ancora oggi tra i miei siti archeologici preferiti: il Parco di Locri Epizefiri, patria di Zaleuco, autore del primo codice di leggi scritte del mondo occidentale, e la Villa Romana di Casignana, con i suoi splendidi mosaici pavimentali. È stato in quell’occasione che ho conosciuto Carmine Verduci, senza immaginare quanto quell’incontro sarebbe stato importante.

Ma il ricordo più emozionante di quell’anno è un altro: la mia prima intervista in radio, su Radio Cosenza Nord. Parlare davanti a un microfono o a una fotocamera mi imbarazza tantissimo, e se quel giorno ci sono riuscita è grazie ad Alessandra Apa, così brava da mettermi subito a mio agio. Abbiamo parlato di cosa significhi scoprire la Calabria andando oltre le apparenze e i luoghi comuni. Lo pensavo allora e lo penso oggi: a volte cerchiamo la meraviglia fuori regione, mentre la nostra terra aspetta solo di essere vista con nuovi occhi e amata per quella che è.

In autunno, poi, è arrivato il mio primo foliage in Sila, lungo il Sentiero di Pietra dell’Altare. Forse il più bello che abbia mai vissuto: oltre i 1.500 metri i faggi si accendono di mille sfumature rosso ruggine. Ho passato il tempo con la macchina fotografica in mano, fermandomi a ogni passo per catturare quei colori, come se avessi paura che svanissero prima di riuscire a portarli a casa.

2018: arrivano le prime soddisfazioni

Nel 2018 grazie alla visibilità dei miei articoli sulla prima pagina di Google, sono arrivate le prime soddisfazioni. La prima è stata una richiesta che non mi sarei mai aspettata: “That’s Italia”, rivista bimestrale di viaggi, mi ha chiesto un articolo sulle Gole del Raganello di Civita, viste due anni prima. Quando è uscito ero a Bologna per un corso di formazione SEO, e ho girato la città come una matta per trovare quel numero. Poco dopo è stato il magazine catanzarese “Mediterraneo e dintorni” a chiedermi di scrivere proprio su Civita. Il borgo che mi aveva rubato il cuore due anni prima continuava a tornare nella mia vita.

Il mio articolo sulle Gole del Raganello pubblicato su That's Italia nel 2018
Il mio articolo su Civita pubblicato sul magazine Mediterraneo e dintorni nel 2018

Quell’anno ho ritrovato Carmine Verduci, il giovane presidente della Pro Loco di Brancaleone, e grazie a lui ho scoperto Brancaleone Vetus e la casa in cui Cesare Pavese visse il confino politico. Carmine è una di quelle persone che considero preziose: con il suo impegno e quello dei suoi soci ha trasformato una cittadina sconosciuta al turismo in una vera destinazione, prendendosi cura del borgo antico e portando cultura, mostre ed esperienze in tutta l’area reggina.

Sempre nel 2018 sono andata a Calanna per vedere i tafoni: strane formazioni di arenaria modellate dal vento e dalla pioggia, che ricordano i Camini delle fate della Cappadocia. Li avevo visti per caso in una foto su internet e non riuscivo a credere che queste meraviglie potessero trovarsi in Calabria.

Il 16 settembre è stata la volta di Pietra Cappa, il monolite più alto d’Europa che ho scelto come copertina della mia guida. Raccontarti di questa escursione non è semplice: va vissuta, per capire cosa si prova a scorgere le facce un po’ buffe di questo enorme panettone di roccia. Era la prima di quattro uscite, e decisamente la più rocambolesca: per colpa di alcune mucche incontrate sul sentiero verso Natile Vecchio ho perso il treno per tornare a Soverato e sono finita a Reggio Calabria senza neanche un cambio. Un imprevisto che oggi è uno dei miei ricordi più divertenti.

percorso trekking pietra cappa

Sempre in Aspromonte, quell’anno ho vissuto un weekend tra Canolo e Antonimina. Se mi segui da un po’ sai quanto ami i luoghi lontani dal turismo di massa, quelli dove la natura, l’accoglienza e le piccole attenzioni ti fanno battere il cuore. Ho scoperto le “Dolomiti del Sud” di Canolo, le grotte di Zagaria e Antonimina, famosa per le sue acque termali.

Ma più dei luoghi, di quel weekend ricordo le persone. Persone che considero speciali, perché hanno avuto il coraggio di restare quando la tendenza è andarsene. Laura Multari gestisce la prima fattoria didattica del Parco Nazionale dell’Aspromonte. E Pietro, Domenico e Nicola, giovani dell’Associazione Boschetto Fiorito Slow Tourism, fanno conoscere il loro territorio con le escursioni e con un’ospitalità diffusa che permette a chi arriva di entrare davvero in contatto con la comunità di Antonimina.

In quei giorni sono stata così bene che l’anno dopo avrei deciso di tornarci, non da sola, ma con un blog tour.

2019: il coraggio di mettermi in gioco

Il 2019 è stato l’anno in cui “Penna in Viaggio” ha raggiunto 130 mila visite, un traguardo che quattro anni prima non avrei nemmeno osato immaginare. Ma più dei numeri, di quell’anno ricordo il coraggio che ho trovato per mettermi in gioco, anche quando questo significava uscire dalla mia zona di comfort.

A febbraio sono tornata in Aspromonte per percorrere le Gole di San Paolo di Gerace: un cammino impegnativo di circa 8 km tra panorami sconfinati sulla costa ionica, il Monte Tre Pizzi, Antonimina, tartarughe di roccia e grotte ricamate da Madre Natura, le più incredibili viste in Calabria.

gole san paolo gerace-percorsi trekking reggio calabria

Il ricordo del weekend tra Canolo e Antonimina non mi aveva mai lasciata. Così ho raccontato le mie intenzioni ai ragazzi dell’Associazione Boschetto Fiorito Slow Tourism e a Laura Multari, e insieme abbiamo organizzato un blog tour dal 5 al 7 aprile, con alcuni professionisti che avevo conosciuto in quegli anni. È nato così #thisisaspromonte, un progetto per far riscoprire un territorio che per troppo tempo era rimasto nascosto.

Pochi giorni prima della partenza ho mandato una mail alla redazione del TG3 regionale per raccontare il progetto. Non mi aspettavo minimamente una risposta, e invece mi hanno invitata in studio. Il 3 aprile mi sono ritrovata a Cosenza per l’intervista a Buongiorno Regione con l’ansia a mille. Per una che si imbarazza davanti a un microfono, una telecamera era una prova enorme. Ma la voglia di far conoscere quei luoghi è stata più forte della paura.

Poi è arrivato il blog tour: tre giorni di scoperte, nuove conoscenze, emozioni, ansie e prime volte. Il momento che mi ha emozionata di più è stato anche il più inaspettato: l’ascolto di una lettera di Giuseppe Bombino, ex presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Raccontava i segni identitari di questo territorio, il pane, l’acqua, la montagna e la lingua, e si chiudeva con una frase che porto ancora con me: “Se verrai in Aspromonte noi verremo con te.”

In questo video realizzato da Francesco Cristiano trovi l’essenza di questa splendida esperienza.

In quei giorni ho scoperto un altro lato di Antonimina, fatto di donne che portano avanti la tradizione della tessitura della ginestra e di anziani che hanno tramandato il loro sapere ai più giovani. Con grande soddisfazione sono arrivata in cima al Monte Tre Pizzi. E poi c’è stata la signora Maria Stilo di Canolo: era dispiaciuta perché, essendo celiaca, non potevo assaggiare il loro pane jermano, e quella sua premura mi ha commossa. È questo l’Aspromonte che mi è entrato nel cuore.

A giugno è nata la prima edizione della mia guida “La mia Calabria”. L’idea non è venuta da me, ma dai miei lettori: ogni settimana ricevevo tantissime email da persone che stavano organizzando un viaggio in Calabria e mi chiedevano consigli sugli itinerari. A un certo punto ho capito che potevo rispondere a tutti, mettendo insieme in un unico posto quello che avevo vissuto fino ad allora.

Nel 2019 mi sono messa alla prova anche fisicamente: il 30 giugno mi sono fatta 20 km per raggiungere il Serra Dolcedorme, la vetta più alta dell’Appennino meridionale, a quota 2.267 metri. Sono tornata al B&b con le gambe indolenzite ma felice di aver visto per la prima volta i pini loricati e i cavalli allo stato brado. 

ritorno sul sentiero del dolcedorme del pollino

Ad agosto sono tornata sui banchi per vivere una delle esperienze più belle della mia vita. Per una settimana ho  preso il treno all’alba per raggiungere Condofuri Marina e seguire un corso di greco di Calabria. Ero lì da principiante assoluta, ad ascoltare per la prima volta una lingua dalla storia millenaria.

Della sua storia mi è rimasta impressa una cosa più di tutte: stava scomparendo per vergogna. Dopo le alluvioni degli anni ‘50 e ‘70, molti abitanti di paesi come Roghudi Vecchio e Gallicianò si trasferirono verso Reggio Calabria, e il greko cominciò a essere visto come un ostacolo. Tanti genitori proibirono ai figli di parlarlo, per paura che non trovassero lavoro. Una lingua sopravvissuta per millenni rischiava di sparire per il timore di essere giudicati.

Oggi il greco di Calabria è una minoranza linguistica riconosciuta, ma viene parlato da pochissime persone. Per questo è stato inserito dall’UNESCO nell’Atlante mondiale delle lingue in pericolo. 

In questo video trovi gli spezzoni che ho registrato durante il To Ddomadi greko organizzato dall’Associazione Jalò To Vua di Bova Marina.

Quell’anno sono tornata a Pietra Cappa altre due volte, a marzo e a ottobre. Ricordo il momento in cui mi sono avvicinata, l’ho abbracciata e ho accolto in silenzio la sua energia. Ricordo le lezioni di geologia e i momenti di silenzio con Passi Narranti. E ricordo la giornata organizzata dalla Pro Loco di Careri: il profumo del pane cunzato, delle melanzane ‘mbuttunate e delle crespelle fritte sul momento, il caffè di una moka gigante che non avevo mai visto, il racconto di come si intaglia un gioiello nel legno di gelso. E lo stupore negli occhi di chi era con me, nel cuore dell’Aspromonte.

Il 2019 è stato anche l’anno in cui ho messo per la prima volta le mie competenze professionali come consulente SEO al servizio del territorio in modo diverso. Con gli Assessorati al Turismo dei Comuni di Catanzaro e Crotone ho tenuto il corso “Strategie di Web Marketing Turistico”, rivolto agi operatori turistici. Per una persona che si imbarazza a parlare in pubblico, salire in cattedra è stata un’altra piccola sfida. Ma condividere quello che avevo imparato in quegli anni, per aiutare chi lavora nel turismo a farsi trovare online, mi ha fatto capire che la mia strada stava prendendo una forma precisa.

2020: quando il mondo si è fermato, la mia curiosità no

A gennaio, a Stilo, ho scoperto una storia che non avrei mai immaginato. In una casa che sembra come tante altre, in piazza Vittorio Emanuele, abitava Domenico Vigliarolo, cosmografo e cartografo al servizio del Re di Spagna, che disegnò le mappe nautiche di tutto il mondo. Me l’ha raccontata Giorgio Pascolo dell’Associazione Trekking Stilaro, una di quelle guide che considero dei veri fari: senza di loro, tante chicche resterebbero nascoste dietro una facciata qualunque. Se la sua storia ti incuriosisce, te ne parlo meglio nella mia guida della Calabria in pdf. 

Poi il mondo si è fermato a causa del covid. Durante i mesi in cui non si poteva viaggiare, ho continuato a esplorare la Calabria in un altro modo. Quando il geologo Mario Cimieri mi ha inviato una locandina sui diapiri salini di Zinga di Casabona, curiosa come sono ho cominciato ad approfondire, e a giugno ho organizzato una live su Facebook per farli conoscere alla mia community. Sono rocce di salgemma uniche in Europa legate alla Crisi di salinità del Messiniano, quando circa 5,6 milioni di anni fa la chiusura dello Stretto di Gibilterra fece evaporare gran parte del Mediterraneo. 

diapiri salini-itinerario calabria 10 giorni

Ad agosto, appena è stato possibile ripartire, ho pianificato un weekend a Bova. La prima cosa che volevo vedere era il Museo della Lingua Greco-Calabra, dedicato a Gerhard Rohlfs, il linguista tedesco che per circa sessant’anni ha percorso la Calabria con la macchina fotografica e una curiosità instancabile. Dopo la settimana a Condofuri, entrare in quel museo è stato come chiudere un cerchio: è stato anche grazie a lui se tanti parlanti hanno smesso di vivere il greko come un fardello e hanno cominciato a sentirlo come qualcosa di cui andare fieri. Nella mia guida “La mia Calabria” ti porto dentro il museo e ti racconto chi era davvero l’”archeologo delle parole” facendoti scoprire la storia di questo idioma dalla storia millenaria. 

2021: tra crisi e crollo di “Penna in Viaggio”

L’anno è iniziato con due soddisfazioni professionali. A gennaio ho tenuto un webinar per Arbbac, l’associazione di categoria dei Bed & Breakfast della Calabria, e a marzo il modulo di web marketing per il corso di formazione multidisciplinare relativo alle azioni della Carta Europea del Turismo Sostenibile del Parco Nazionale dell’Aspromonte, organizzato dall’Associazione Guide Ufficiali del Parco. Ancora una volta davo il mio contributo come calabrese e professionista del digitale ed ero felice.

Poi, a luglio, ho commesso l’errore che mi è costato tutto. Volevo riunire in un unico sito i contenuti in cui promuovevo il mio lavoro come consulente SEO e quelli sulla Calabria, e così ho cambiato il nome del sito in luiginalarizza.com. Dal punto di vista tecnico avevo fatto tutto bene, l’errore era concettuale. Il traffico è crollato. Sei anni di lavoro, decine di articoli, migliaia di visite organiche, vanificati nel giro di un mese.  

Con il cuore pesante, ad agosto sono tornata per due settimane a Civita, nel borgo del mio cuore, per ritrovare un po’ di pace ma è arrivata un’altra delusione, questa volta d’amore. La mia autostima, già fragile dopo il crollo del blog, si è frantumata in mille pezzi, portandosi dietro tutti i se e i ma del mio lavoro. Mi sono sentita come un ramoscello sottile in balia del vento, e ho sentito il bisogno di chiudermi nel mio guscio, tra quattro mura. Per tre settimane mi sono allontanata dai social e mi sono aggrappata allo yoga e alla meditazione, divisa tra il desiderio di rimettermi in gioco e la voglia di restare a letto.

Sui social ho scritto che ripartivo, che chiudevo un capitolo e lasciavo andare tutto ciò che mi aveva fatto male. In realtà, da settembre, sono caduta in depressione. A casa l’aria era pesante, e riuscivo a respirare davvero solo quando uscivo. Non sapevo se avrei mai visto la fine di quel tunnel.

Il modo che ho trovato per uscirne è stato iniziare a camminare, come se attraverso ogni singolo passo lasciassi a terra quella sofferenza.

2022: un passo dietro l’altro per lasciare andare la sofferenza

Il 29 gennaio ho fatto la mia prima lunga camminata. Niente sentieri, solo asfalto, ma in quel periodo non cercavo il percorso perfetto: avevo solo bisogno di mettere un passo dopo l’altro. Sono scesa alla stazione di Palizzi Marina e ho percorso 10 km a piedi fino al paese, quel borgo che nel 1847 aveva stregato anche il viaggiatore inglese Edward Lear, convinto di non aver mai visto un luogo più selvaggio e straordinario. Quando sono arrivata avevo gli occhi lucidi. Ho scattato una foto con un cane che mi aveva fatto compagnia per un tratto di strada, e ho sentito che qualcosa, dentro di me, si stava rimettendo in moto.

Da lì non mi sono più fermata. Nei mesi successivi ho percorso 22 km per arrivare a Sant’Agata del Bianco, il paese natale dello scrittore Saverio Strati, poi 24 fino al borgo abbandonato di Precacore, e infine 27, dalla stazione di Siderno Marina su fino ad Agnana e Gerace, per poi scendere alla stazione di Locri.

La solitudine mi ha regalato piccole gioie. Le mucche al pascolo, per cui attraversavo la strada per non spaventarle. Gli anziani che mi davano trent’anni invece di quarantadue e si chiedevano perché non ci fosse nessuno con me. Le signore che mi offrivano pane e biscotti appena sfornati, che dovevo rifiutare con un sorriso perché celiaca. E piano piano ho ritrovato quella serenità che mi mancava da troppo tempo.

In mezzo a tutto questo, ad aprile sono stata ospite di Direzione Digitale, l’evento organizzato da Fili Meridiani per promuovere le aree del Marchesato Crotonese. Tre giorni che non avrei mai immaginato, come la storia di Luigi Lilio, l’astronomo di Cirò che ideò la riforma del calendario gregoriano, e il paesaggio lunare dei calanchi di Cutro e i diapiri salini di Casabona, di cui due anni prima avevo parlato in una diretta senza averli mai visti.

Il regalo più bello del 2022? Ritrovarmi davanti a una cavalla allo stato brado ai Calanchi di Marosimone. Quando l’ho vista avvicinarsi il cuore mi batteva a mille e volevo scappare. Invece sono rimasta lì, immobile, ad aspettarla. Ho sentito il suo respiro, il muso appoggiato sullo zaino che mi spingeva in avanti. Ho camminato a passi lenti parlandole per tutto il tempo, l’unico modo per calmare l’ansia di essere sola in mezzo al nulla. Mi è rimasta accanto per un lungo tratto, e quando sono scesa a fotografare i calanchi da vicino mi spostava con il muso dall’altra parte, come se volesse proteggermi da una caduta. Quel giorno ho affrontato una paura, e non ero sola. È stato un momento magico, e lo porterò sempre con me.

Ripensando a quei mesi, mi sono chiesta tante volte cosa sia successo tra un passo e l’altro. Oggi credo di saperlo: ogni chilometro era un pezzetto di dolore che restava a terra, e che la sera non riportavo a casa.

Non so dirti esattamente quando sono uscita da quel tunnel. So che non è successo in un giorno, e che la guarigione non è un traguardo da tagliare, ma un cammino. Ci sono giorni in cui inciampo ancora, come in queste settimane. Ma ora so cosa fare quando il dolore torna: rimettermi lo zaino in spalla e camminare, finché non diventa più leggero.

2023: i sogni stanno al di là delle paure

Dopo il crollo del traffico del sito web, mi sono messa al lavoro per ripartire da zero con un nuovo sito e tornare online entro l’estate. Ho lavorato a testa bassa per circa nove mesi, tra serate davanti all’iMac e weekend sacrificati.

Il nome è arrivato all’improvviso, in una mattina di marzo di ricerche, studi e ragionamenti. Appena l’ho letto ho provato una sensazione di gioia, la stessa che mi accompagna ogni volta che esco di casa e vado alla scoperta di qualche meraviglia. In una parola c’era tutto quello che provo per questa terra, quell’energia che dopo una giornata di lavoro mi fa fare notte pur di pubblicare un articolo.

L’11 luglio 2023 “Calabria nell’Anima” è andato online, con la stessa missione di sempre: continuare a scoprire la Calabria che non mi aspetto, quella che mi sorprende e mi lascia in silenzio. 

Nel frattempo non ho smesso di camminare. L’escursione più bella del 2023 è stata quella su Monte Scifo, il mio punto panoramico preferito della Locride. Da un lato le Dolomiti del Sud di Canolo e la rupe di Gerace, dall’altro Mammola e tutta la costa ionica. Ho pranzato lì, da sola, con quella vista magnifica davanti agli occhi.

monte scifo mammola-escursioni reggio calabria

Poi ad agosto è arrivata la decisione più importante, quella di trasferirmi a Civita, il paese di cui mi ero follemente innamorata. Ci pensavo da mesi, ma a bloccarmi c’erano le paure: di restare isolata, di non poter più tornare in Aspromonte per le mie escursioni, di non avere una connessione abbastanza buona per lavorare. Le ho scritte tutte nero su bianco e mi sono resa conto che non erano verità assolute, ma il modo in cui la mente cerca di tenerci al sicuro, facendoci ripercorrere sempre le stesse strade. Da quel 10 agosto tutto è iniziato a fluire, e a ottobre ero lì, nel borgo che sette anni prima mi aveva fatto appiccicare al parabrezza.

I primi mesi a Civita sono stati pieni di prime volte ma soprattutto di meraviglia. Ogni giorno ero infinitamente grata per la visione fuori dall’ordinario della Timpa del Demanio, delle lunghe camminate sulla dorsale del Raganello, del silenzio che mi avvolgeva ma anche delle chiacchiere con la comunità. 

A fine ottobre, nella campagna di Frascineto, ho partecipato alla mia prima raccolta delle olive: il sole caldo sulla pelle, il silenzio dei campi, un pranzo con un buon bicchiere di vino, e poi la soddisfazione di assaggiare per la prima volta l’olio nato anche dalla mia fatica. 

A novembre sono salita al Giardino degli Dei con il mio amico Domenico e altri ragazzi, in una giornata di sole ma freddissima. Un paesaggio che con la neve è ancora più spettacolare.

A dicembre grazie alla mia amica Stefania ho scoperto Koha, il calendario di pietra più antico d’Europa. Si tratta di un sito formato da una serie di massi disposti in modo semicircolare attorno ad uno gnomone centrale che segna le stagioni da circa 3800 anni e che è stato oggetto di studi da parte dell‘Istituto Nazionale di Astrofisica.

2024: ho lasciato andare un sogno e ne ho realizzati altri

Ad aprile, a Civita, ho vissuto uno dei momenti più intimi di quei mesi: una mamma che aiutava la figlia a indossare il costume tradizionale arbëreshë prima delle Vallje, le danze che nel periodo di Pasqua riempiono le strade del paese. Un gesto che si tramanda da generazioni, in una delle comunità italo-albanesi più antiche d’Italia.

In quei mesi ho anche iniziato un corso di lingua arbëreshë: non sono riuscita a completarlo, ma mi ha fatto sentire ancora più vicina a questa comunità, come mi era successo cinque anni prima con il greko a Condofuri.

A fine aprile ho girato un’altra pagina della mia vita: ho lasciato Civita. Avevo sognato per anni di vivere lì, avevo affrontato le mie paure e fatto di tutto perché accadesse. Ma vivendoci ho scoperto quanto mi pesasse stare completamente da sola in una casa, soprattutto in quel silenzio che avevo tanto desiderato. Una delle paure che avevo messo nero su bianco, quella di restare isolata, si era rivelata più vera di quanto pensassi.

Il momento della svolta è arrivato una sera, quando un amico che avevo invitato a cena si è sentito male ed è svenuto. In quell’istante ho pensato: e se succedesse a me? Abitavo nella parte alta del paese, dove a malapena passava il camioncino della spazzatura. Mi sono sentita in pericolo, ed è questa la verità. Da quel giorno ho cominciato a sentire ancora più forte la mancanza delle passeggiate sulla spiaggia, dei gabbiani che si alzano in volo dalla battigia, dei viaggi in treno alla scoperta della mia Calabria.

A volte la vita non va come vorremmo, forse perché era proprio così che doveva andare.

Vivere a Civita è stata comunque una splendida esperienza, e sono tornata a casa con una consapevolezza nuova.

A Soverato, ho ripreso le mie uscite. A Crotone ho noleggiato una bici e ho pedalato fino al sito archeologico di Capo Colonna, tra il profumo del finocchietto selvatico e il turchese del mare, per arrivare dove sorgeva il tempio di Hera Lacinia, uno dei santuari più famosi dell’antichità. E al Museo Archeologico di Crotone sono rimasta incantata davanti ai rari esemplari di due askoi in bronzo a forma di sirena e al tesoro della dea, con il suo diadema in oro del VI secolo a.C.

A luglio, i sogni hanno cominciato a realizzarsi uno dopo l’altro. Cinque anni dopo la prima, è uscita la seconda edizione digitale della mia guida “La mia Calabria”, 290 pagine che raccolgono tutto ciò che ho vissuto dal 2016. L’ho scritta contro quel mantra con cui siamo cresciuti, “non c’è nenti”, lo stesso che leggevo sotto i miei primi post. Dentro ci sono tanti dei personaggi che hai incontrato in questo racconto, da Domenico Vigliarolo a Gerhard Rohlfs, da Luigi Lilio fino all’alchimista Giano Lacinio, e i luoghi che ho imparato ad amare in otto anni di esplorazioni. 

Il 17 luglio ho presentato il caso studio di Calabria nell’Anima in un webinar per Seozoom, una delle piattaforme SEO più conosciute in Italia. Nel suo primo anno di vita il sito, grazie all’integrazione tra SEO e advertising, aveva accolto 60 mila visitatori e si era posizionato per oltre mille parole chiave su Google. Grazie a questi risultati è arrivata anche la partnership con Trenitalia, che mi ha chiesto di inserire sul sito un banner per la vendita dei biglietti verso le destinazioni calabresi.

Negli stessi giorni, una piccola parte della mia storia è stata raccontata dal Quotidiano del Sud nella rubrica “Quelli della Restanza”, dedicata ai calabresi che hanno scelto di tornare a casa.

A ottobre ho portato lo stesso caso studio all’Università della Calabria, davanti agli studenti dei corsi di Marketing del Turismo e Marketing Territoriale della professoressa Sonia Ferrari, una delle autrici della ricerca sul Turismo delle Radici. Ho raccontato come la SEO, ossia il posizionamento su Google, possa essere un potente strumento di promozione territoriale. Tornare dopo vent’anni nelle aule dove io stessa avevo studiato è stata un’emozione intensa.

2025: non ho scelto io la Calabria, è lei che ha scelto me

A fine febbraio mi sono trasferita in una nuova casa, da sola. A volte i cambiamenti più importanti nascono da momenti dolorosi. Per me sono state alcune parole pronunciate da chi mi ha messo al mondo: hanno aperto ferite che forse non si rimargineranno mai, ma paradossalmente mi hanno dato la spinta per voltare pagina.

Il 29 luglio “La mia Calabria” è uscita anche in edizione cartacea. Tenere tra le mani, per la seconda volta, dieci anni di cammino stampati su carta è stata un’emozione indescrivibile.

Ad agosto, però, ho vissuto una delle delusioni più grandi di questi dieci anni. Ho passato l’estate ad organizzare un’esperienza a Gallicianò, uno di quei posti che ami prima ancora di capire perché. Ci credevo profondamente. Alla fine ho ricevuto solo tre  adesioni. Il primo pensiero è stato che forse era arrivato il momento di mollare. Mi chiedevo dove avessi sbagliato, se quello che facevo avesse senso per qualcuno. Avevo dato tutto, sacrificando tempo, riposo, relazioni e anche i miei risparmi, e mi sentivo invisibile.

L’ho scritto senza filtri sui social e nella newsletter, e le parole di affetto di chi mi ha letta mi hanno ricordato perché sono ancora qui dopo dieci anni. Ma avevo bisogno di fermarmi davvero. Il sito è rimasto online e ha continuato a fare il suo lavoro in silenzio, mentre io mi prendevo cura di una vita che avevo trascurato troppo a lungo.

Così, quando è stato chiaro che non avremmo raggiunto il numero, ho deciso di partire. Non staccavo sul serio da quattro anni. Il 20 settembre mi sono rimessa lo zaino in spalla, come nel 2022, e ho percorso il Cammino del Salento: 115 km a piedi in cinque tappe, da Lecce a Santa Maria di Leuca. Sono partita con una frase in testa: “Finirai per trovarla la strada, se hai il coraggio di perderti”. Cercavo chiarezza, risposte, una direzione. E invece mi sono persa ancora di più. Ma forse era proprio quello che mi serviva.

Eppure, nemmeno in quei giorni sono riuscita a spegnere l’amore per questa terra. È più forte di me, più forte della delusione e della stanchezza. Promuovere la Calabria è la mia missione di vita: non l’ho scelta io, è lei che ha scelto me.

E a dicembre quando ho compiuto 46 anni, mi sono fermata a guardare l’anno che avevo vissuto. Ho imparato a gestire da sola una casa tutta mia: ogni decisione, ogni angolo, ogni silenzio. Ho scoperto che stare da sola non è solitudine, ma spazio per crescere, per respirare, per ritrovarmi nonostante le crisi. Ho scelto di dedicare le mie energie solo a ciò che mi nutre davvero, e ho lasciato andare relazioni che non erano più allineate alla nuova Luigina. È stato doloroso, e lo è ancora, ma necessario. Per la prima volta nella mia vita stavo davvero scegliendo me.

2026: una vetta alla volta

escursione monte manfriana pollino

L’anno si è aperto con due regali. Il 25 gennaio sono stata ospite di Grand Tour su Radio24, per raccontare Roghudi Vecchio, il paese abbandonato negli anni ‘70 sospeso su una fiumara d’argento. Come ci sono arrivata? Grazie a un mio articolo posizionato in prima pagina su Google: quando le competenze professionali incontrano l’amore per la propria terra, succedono sempre cose belle. Cinque giorni dopo, il 30 gennaio, ho presentato per la prima volta “La mia Calabria” a Soverato, la città dove vivo e dove questo viaggio è cominciato, negli incontri culturali della Libera Università Popolare “Magno Aurelio Cassiodoro”.

Il 24 aprile ho realizzato un sogno nato nel 2023, guardando una puntata di Linea Verde Sentieri dedicata all’Aspromonte: ho percorso il tratto del Sentiero Italia CAI da Ortì fino a Reggio Calabria. Non immaginavo di trovarmi su uno dei cammini più panoramici della Calabria: 14 km a passo lento, con l’Etna sempre di fronte e intorno la primavera in piena fioritura, tra cisto marino, sulla e ginestra. È stato impegnativo e per la prima volta ho avuto paura sul serio: poco prima di raggiungere i fortini di Pentimele sono stata circondata da sei cani che erano a protezione di un gregge. Non so neanch’io come ho fatto a mantenere la calma, anche quando uno di loro mi è saltato dietro sullo zaino.

A maggio, dopo sette anni, sono tornata per la quarta volta al cospetto della regina dell’Aspromonte, Pietra Cappa. Per quattro giorni mi sono rifugiata nel silenzio di Natile Vecchio, coccolata dalla famiglia di Anna Maria Sergi, ex presidente della Pro Loco di Careri e oggi alla guida dell’Associazione Antilios. Una donna guerriera, che con la sua caparbietà ha creato qualcosa dove prima non c’era nulla: insieme alle figlie Giusi e Aurora organizza pic-nic plastic-free con prodotti di stagione, in un angolo meraviglioso con vista sul monolite. Storie come la sua mi ricordano perché continuo a esplorare l’Aspromonte: non per le cartoline, ma per la genuinità e il coraggio di chi resiste in un territorio così isolato.

Il 30 maggio ho partecipato allo Stilaro Summer Fest con la mia prima passeggiata a cavallo con i ragazzi di Drearg Ranch. Davanti agli occhi scuri e profondi di Elettra avevo un po’ di timore, lo stesso che avevo provato quattro anni prima ai Calanchi di Marosimone. 

L’estate mi ha riportata di nuovo nella Vallata dello Stilaro, a pochi passi da quelle Cascate del Marmarico dove dieci anni prima avevo fatto il mio primo cammino. Per qualche ora mi sono immersa nel piccolo angolo di paradiso dei Bagni di Guida di Bivongi, custode di un centro termale di metà ‘800 e di una delle prime centrali idroelettriche del sud Italia, inaugurata nel 1914.

Il 26 luglio ho realizzato un altro sogno: salire sulla Timpa di San Lorenzo. La ammiravo ogni volta che raggiungevo la casa di montagna della mia amica Stefania a Colle Marcione, ma nei sette mesi vissuti a Civita non ero mai riuscita a organizzarmi. Questa volta, grazie a Oltretimpe Outdoor Experience, sono arrivata sulla Cresta delle Aquile: quattro chilometri di crinale sospeso sulle Gole del Raganello, le stesse che avevo raccontato nel mio primo articolo per la rivista “That’s Italia”, otto anni prima.

Ad agosto, sempre grazie a Paki e Lorenzo di Oltretimpe, ho raggiunto la vetta della Manfriana, a quota 1.981 metri. È stata una delle esperienze più belle e allo stesso tempo la più tosta degli ultimi cinque anni.

Puoi vedere il video dell’escursione qui, compreso il mio attimo di panico.

Dieci anni dopo: cosa porto nello zaino

Oggi la mia vita è molto diversa da quella di dieci anni fa. Vivo da sola nella mia casa, e il mio lavoro come consulente SEO ha la priorità: si prende gran parte del mio tempo e delle mie energie. A volte riesco ad accettarlo, a volte no. In questi mesi mi sono sentita spesso in colpa, per non essere presente sui social come vorrei, per non fare abbastanza. Forse anche da qui nascono le lacrime di queste settimane.

Poi mi fermo e guardo con obiettività quello che ho costruito. Un sito che ogni giorno viene intercettato da centinaia di persone grazie alla visibilità su Google e nei motori di ricerca AI. Quarantanove articoli scritti con tutto il cuore. Una guida che tanti viaggiatori hanno scelto per scoprire la Calabria. Persone sensibili come Raimondo o Stefano che mi scrivono per chiedermi un itinerario su misura e mi aggiornano sulle loro giornate. Non è poco. Eppure, a volte, non basta a far tacere quella voce.

La ferita di Gallicianò è ancora aperta. Mi ha frenata dall’organizzare di nuovo, dal rischiare di nuovo, e mi ha spinta a rimettermi al centro, a pensare di più a me stessa e a viaggiare anche fuori dalla mia regione. Non so ancora dove mi porterà questa strada, né se troverò una risposta alla domanda che mi faccio da settimane. So però che in dieci anni la Calabria mi ha insegnato a camminare anche quando non vedo la meta: un passo alla volta, con nuovi occhi.

Rileggendo questi dieci anni ritrovo tutto. La donna che tornava da Tenerife con due trolley e una terra da riscoprire. L’ansia davanti a un microfono, le centinaia di chilometri d’asfalto che mi hanno rimessa in piedi, le vette che non pensavo di poter raggiungere. E ritrovo chi in tutto questo tempo mi ha letta, mi ha scritto e mi ha accompagnata, anche in silenzio. Grazie.

Se questo articolo ti ha fatto venire voglia di scoprire i luoghi che ho amato, nella mia guida trovi tutto quello che qui ho potuto solo accennare.

Io intanto mi rimetto lo zaino in spalla. Il prossimo capitolo non l’ho ancora scritto, ma so che lo scriverò a passo lento.

Stai organizzando un viaggio in Calabria o hai la curiosità di scoprire ancora meglio la tua regione?

Dai un’occhiata al gesto d’amore dedicato alla mia terra: un diario di viaggio di oltre 250 pagine nato da dieci anni di esplorazioni e centinaia di ore di ricerca. È disponibile sia in versione digitale che cartacea.

guida turistica calabria pdf
Ciao!

Ciao!

Mi chiamo Luigina, dal 2016 racconto e promuovo senza sosta il mio posto nel mondo, la Calabria, che esploro con gli occhi di una viaggiatrice e il cuore di una calabrese.

La mia missione è raccontare la vera anima di questa terra a te che sei in partenza per le vacanze e hai il desiderio di esplorarla nella sua vera intimità. A te che come me vivi qui oppure stai lontano. Voglio donarti nuovi occhi e quella giusta dose di consapevolezza per scoprirla, ritrovarla e innamorarti, come fosse la prima volta. Ti racconto di me.

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