Due anni fa a Pasqua e Pasquetta ero a Civita quando le vie del borgo si sono riempite di colori, canti in lingua arbëreshe e abiti di seta e oro. Le Vallje mi hanno ricordato perché sono tornata in Calabria e perché non smetto di innamorarmene ogni volta che prendo un treno o un autobus per partire per le mie esplorazioni.
La Pasqua in Calabria non è una sola cosa. È il rito antico dei vattienti a Nocera Terinese, è la processione silenziosa di Badolato che dura un’intera giornata, è la cuzzupa appena sfornata che profuma tutta la cucina. È il primo sole tiepido sui borghi e l’odore di ginestre lungo la costa ionica.
In questo articolo ti do 15 idee per vivere Pasqua e Pasquetta in Calabria al ritmo lento che questa terra merita e che cerco di vivermi ogni giorno.
La Settimana Santa in Calabria: un’atmosfera da vivere almeno una volta
La Settimana Santa in Calabria è un proliferare di riti, processioni e rappresentazioni che animano borghi e centri storici da nord a sud della regione. Ogni paese custodisce il suo modo antico di fare i conti con il sacro, intrecciando fede, identità culturale e memoria collettiva in un’atmosfera che non trovi da nessun’altra parte.
Le Vallje di Civita sono l’esempio più vicino al mio cuore — e le racconto nel dettaglio più avanti. Ma la Calabria nelle vacanze pasquali ha moltissime identità che vale la pena conoscere.
A Nocera Terinese il Sabato Santo si svolge il rito dei Vattienti, una delle tradizioni più antiche e intense della regione: uomini si infliggono colpi rituali in un atto di devozione tramandato dal Seicento. Non ci sono mai andata e, conoscendo la mia soglia emotiva, probabilmente non ci andrò mai. Lo dico con rispetto genuino per chi porta avanti questa tradizione da secoli. Ma se sei il tipo di viaggiatore che cerca esperienze forti e antropologicamente rare, questo è un appuntamento che difficilmente dimenticherai.
A Cassano allo Jonio sfilano le Varette, tredici statue di cartapesta che raccontano la Passione di Cristo seguite dai disciplini scalzi che suonano la traccola, uno strumento di legno dal suono simile a un pianto.
A Laino Borgo la Giudaica trasforma l’intero paese in un teatro a cielo aperto per la rievocazione degli ultimi giorni di Gesù.
A Bova, durante la Domenica delle Palme, le Persephoni — figure arboree femminili intrecciate con foglie d’ulivo — portano in processione un rito antichissimo legato alla rinascita della terra, a metà strada tra il mito di Persefone e la liturgia cristiana.
Le mie scelte a passo lento
Le vacanze pasquali sono il momento perfetto per scoprire a passo lento i suoi borghi, i sentieri naturalistici e alcuni piccoli gioielli pieni di storia e cultura. Ho selezionato per te le mete che conosco direttamente — posti che mi hanno lasciato qualcosa dentro e che in primavera danno il meglio di sé.
Questa ovviamente non è una lista esaustiva: la Calabria è infinita e sul blog trovi circa 45 articoli dedicati a luoghi, esperienze e itinerari che non ho potuto includere qui. Esplorarli insieme è parte del viaggio.
Per gli amanti dei borghi
La primavera è la stagione più bella per visitare i borghi della Calabria. I colori sono accesi, il clima mite, i centri storici ancora lontani dalla folla estiva. Eccone alcuni che amo particolarmente.
1. Civita (CS)

Incastonata come un nido d’aquila sulle rocce che dominano le Gole del Raganello, Civita è uno dei borghi di cui mi sono innamorata, tant’è che ho deciso di viverci per sette mesi.
L’anima arbëreshe di questo piccolo paese si svela tra i comignoli artistici — veri e propri capolavori di pietra, ognuno diverso dall’altro — le case Kodra dal volto umano e la chiesa di Santa Maria Assunta con la sua iconostasi in legno di noce e ulivo.
A Pasqua, però, Civita diventa qualcosa di speciale. Il martedì le vie del borgo si trasformano in un caleidoscopio di colori, suoni e tradizioni ancestrali. Sono le Vallje, le danze tradizionali della comunità arbëreshe che rievocano la vittoria dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderbeg contro i turchi nel 1467. Le danzatrici in abiti di seta fucsia e oro si dispongono in un elegante semicerchio, tenendosi per mano o mediante fazzoletti, formando serpentine e labirinti che simboleggiano le tattiche di accerchiamento di Skanderbeg. Non è un semplice evento folkloristico: è una celebrazione identitaria profonda che sopravvive da oltre cinquecento anni.
Se vuoi scoprire tutto sulle Vallje — i costumi, il rito della vestizione e i miei consigli pratici per viverle al meglio — ho scritto un articolo dedicato.
Le Vallje di Civita: le danze pasquali della comunità arbëreshe del Pollino
2. Acquaformosa (CS)

Acquaformosa è uno di quei borghi arbëresh che ti sorprendono. Io ci sono stata per la prima volta a maggio del 2025 per visitare la chiesa di San Giovanni Battista, in assoluto la più bella vista nella mia vita.
Un capolavoro romanico interamente rivestito di mosaici dorati realizzati a mano da un solo artista: Biagio Capparelli, un parrocchiano del paese che ha dedicato ben 20 anni della sua vita a trasformare la chiesa in un libro d’oro aperto. Entri e resti estasiato davanti alle migliaia tessere dorate che raccontano il Vangelo dall’Annunciazione alla Resurrezione.
3. Papasidero (CS)

Il paese di Papasidero l’ho scoperto a giugno 2024 durante l’Outdoor Sport Day, una giornata di avventura tra rafting, trekking e sport all’aria aperta nel cuore del Parco del Pollino organizzata dall’Associazione Visit Papasidero.
Ho fatto un giro nel centro storico fino a raggiungere il Santuario di Santa Maria di Costantinopoli e poi nel pomeriggio ho visitato la Grotta del Romito, uno dei siti del Paleolitico superiore più importanti dell’Italia meridionale. Su un masso all’ingresso della grotta, un’incisione rupestre di 14.000 anni raffigura un maestoso uro, definita dall’archeologo Paolo Graziosi “la più maestosa espressione del verismo paleolitico mediterraneo”.
4. Lungro (CS)

Lungro è la capitale religiosa degli arbëresh di Calabria, sede dell’Eparchia di rito greco-bizantino.
Ma Lungro ha un’altra anima, meno nota e altrettanto affascinante: quella mineraria. Il Museo Storico della Miniera di Salgemma racconta una storia millenaria — citata già da Plinio il Vecchio — attraverso cimeli, divise, attrezzi e documenti che restituiscono la vita durissima dei salinari. Un luogo di memoria che sorprende sempre chi non se lo aspetta.
Lo sapevi che la miniera fu scavata a forma di cono rovesciato fino a 260 metri di profondità, con circa 2.000 scalini a chiocciola? I visitatori dell’Ottocento la paragonarono alle bolge dell’Inferno di Dante.
5. Fiumefreddo Bruzio (CS)

Fiumefreddo Bruzio fa parte di quei borghi che entrano nel cuore senza chiedere permesso. Ci sono venuta per la prima volta nel dicembre 2016 e sono rimasta folgorata dai tramonti con vista sullo Stromboli, dal dedalo di vicoli che conduce alle terrazze panoramiche a picco sul mare. Le piazzette di Largo Torretta, Rupe e Santa Domenica formano un sistema difensivo unico in Italia, presidiate dai “distrattori” — figure simili a sentinelle — che guardano l’orizzonte. L’artista siciliano di fama mondiale Salvatore Fiume ha lasciato qui alcune delle sue opere più belle.
Per approfondire leggi gli articoli qui sotto.
Cosa vedere a Fiumefreddo Bruzio
Le opere più belle di Salvatore Fiume
6. Sant’Agata del Bianco (RC)

Sant’Agata del Bianco l’ho conosciuta grazie a una dedica impressa sul libro “La Terra del ritorno” di Giusy Staropoli Calafati. In un sabato di febbraio ho preso un treno e camminato un paio d’ore fino al paese natio di Saverio Strati, uno dei grandi scrittori calabresi del ‘900.
Appena arrivata ho incontrato l’Assessore al Turismo Jaime González Molina, spagnolo di nascita e santagatese di adozione, che mi ha fatto da cicerone tra i murales ispirati ai romanzi di Strati, la via delle Porte Pinte, la Casa Memoria dello scrittore e il Museo delle Cose Perdute — una piccola casetta in pietra dove l’artista Antonio Scarfone ha raccolto oggetti della civiltà contadina ormai dimenticati ma che raccontano ancora chi siamo.
7. Gallicianò (RC)

Sessanta abitanti, arroccati sulle montagne dell’area grecanica, custodi tenaci di un idioma dalla storia millenaria: la lingua greca di Calabria, parlata ancora dagli anziani del paese in forma quasi integra dalla Magna Grecia.
Forse nella piazzetta centrale incontrerai l’architetto Domenico Nucera, che ti saluterà con “Kalimera” e ti accompagnerà tra le vie silenziose del borgo. È stato lui a ristrutturare una vecchia casa in pietra e darle vita come piccola chiesetta ortodossa di Panaghìa tis Elladas — Madonna dei Greci — aperta al culto nel 1999. Prima di entrare suona la campanella: è di buon auspicio e si fa per devozione.
Ti parlo meglio di questo paese dal cuore greco in questo articolo:
8. Bova (RC)

Bova è appollaiata a 820 metri su uno sperone di roccia con il mare della Costa dei Gelsomini all’orizzonte.
Ci sono andata nell’agosto del 2020 con una cosa sola in testa: il Museo della Lingua Greco-Calabra dedicato a Gerhard Rohlfs, il filologo tedesco che per sessant’anni ha percorso la Calabria dimostrando che il greco di Calabria discende direttamente dalla Magna Grecia, conservando termini scomparsi persino dalla lingua greca moderna.
A Pasqua Bova si trasforma. La Domenica delle Palme le vie del borgo si riempiono di Persephoni — grandi figure femminili intrecciate con foglie d’ulivo attorno a un asse di canna, adornate di fiori e frutta — che sfilano in processione fino alla chiesa di San Leo. Il rito mescola il mito greco di Persefone e Demetra con la liturgia cristiana. Al termine della messa le Persephoni vengono smembrate e ogni fedele porta a casa una “steddha” benedetta per proteggere la propria casa.
9. Badolato (CZ)

Badolato Superiore è stato il primo borgo della costa ionica che ho scoperto nel 2016, quando ho iniziato a esplorare la Calabria con gli occhi di una viaggiatrice e il cuore di una calabrese.
Adagiato su una collina a 240 metri, a venti minuti da Soverato, conserva intatto il suo carattere medievale — 14 chiese, portali in granito, vicoli sospesi nel tempo — e una storia di rinascita che mi ha sempre commossa: da paese che rischiava di sparire a buen retiro scelto da europei, americani e italiani che hanno deciso di tornare a vivere lentamente.
A Pasqua Badolato diventa qualcosa di straordinario. Il Sabato Santo la processione che rievoca la Passione di Cristo dura un’intera giornata: centinaia di figuranti in abiti da soldati romani, flagellanti e giudei sfilano dall’alba fino a sera inoltrata tra vicoli, piazzette panoramiche sul mare e le chiese più suggestive del centro storico. E i caratteristici “catoi” — antichi magazzini scavati nella roccia — si aprono per degustazioni che profumano di primavera calabrese.
Se vuoi puoi anche dare un’occhiata a questo articolo:
Badolato Superiore: cosa vedere nel borgo degli angeli
Per gli amanti del trekking
La Pasqua è il momento perfetto per camminare in Calabria. La natura è al suo apice: le fioriture esplodono, i sentieri profumano di resina e ginestre, e il silenzio dei boschi ha una qualità diversa da qualsiasi altra stagione. Ecco i tre percorsi che ho scelto.
10. Da San Pantaleone alla Rocca di Varva (RC)

Nove chilometri dove il tempo si è fermato e l’anima ha ripreso a respirare. È così che ho vissuto questo cammino nell’area grecanica dell’Aspromonte, partendo da San Pantaleone, frazione di San Lorenzo, verso una delle conformazioni rocciose più curiose della Calabria: la Rocca di Varva, un enorme masso dalle sembianze quasi umane incastonato tra campi di grano e uliveti secolari.
Prima di arrivarci ho fatto tappa alla Chiesa della Madonna della Cappella, custode silenziosa di un piccolo tesoro quasi sconosciuto: un’icona di matrice bizantina raffigurante la Madonna col Bambino che risale presumibilmente all’XI secolo. Poi mi sono immersa nel paesaggio rurale aspromontano, accompagnata dalla guida ufficiale del Parco Nazionale d’Aspromonte Noemi Evoli — una di quelle professioniste capaci di trasformare sconosciuti in famiglia, perché camminare insieme non è solo condividere un sentiero ma ritrovarsi nella stessa meraviglia.
Ho abbandonato il peso dei pensieri quotidiani tra il porpora vibrante della sulla, il lilla delicato delle orchidee italiche e il giallo abbagliante delle margherite. Una di quelle giornate che porti dentro per molto tempo.
11. Bosco di Rudina (RC)

Il Bosco di Rudina, alle pendici pre-aspromontane sul versante ionico reggino, è uno degli ultimi esempi di foresta di bassa quota sopravvissuta sul versante ionico dell’Aspromonte. Un Sito di Interesse Comunitario dove lecci, farnetti e profumi di resina si intrecciano con una storia millenaria: nel bosco si nascondono palmenti rupestri, vasche scavate nella roccia un tempo usate per produrre il vino, testimoni silenziosi di civiltà remote.
Il percorso parte dai vicoli del paese di Ferruzzano che porta i segni del tempo e dei terremoti — e si addentra nel bosco fino ad una radura dove sorge solitaria la chiesa di Santa Maria degli Armeni, un piccolo gioiello di pietra che si affaccia sulla vallata sottostante.
12. Diapiri Salini di Zinga di Casabona (KR)

C’è un angolo della Calabria dove la terra racconta una storia di 5,6 milioni di anni fa, quando il Mediterraneo evaporò completamente per la chiusura dello Stretto di Gibilterra. I diapiri salini di Zinga di Casabona — unici in Europa per dimensione ed estensione — sono le rocce evaporitiche nate da quella “Crisi di Salinità del Messiniano”: strutture geologiche straordinarie, riconosciute dall’ISPRA come Geosito, che conservano nelle loro gocce d’acqua intrappolate informazioni preziose su quell’epoca lontanissima.
A Pasqua questo posto ha qualcosa di speciale in più: la Valle del Vitravo ospita ogni anno, proprio intorno al periodo pasquale, il raro avvoltoio capovaccaio che migra dall’Africa seguendo le mandrie — uno spettacolo che pochi in Calabria conoscono.
Le escursioni sono organizzate dall’Associazione Halite che propone diversi itinerari, dal percorso base di circa 3 km tra i diapiri di Russomanno, Vitravo e Mandria Vecchia fino al river trekking nelle Gole del Vitravo di quasi 11 km.
Per gli amanti della storia e della cultura
13. Codex Purpureus Rossanensis — Museo Diocesano di Rossano (CS)

A gennaio 2025 sono tornata a Rossano Calabro dopo diversi anni per visitare uno dei tesori più straordinari che custodisce la mia terra: il Codex Purpureus Rossanensis, dichiarato Patrimonio dell’Umanità Unesco nella categoria “Memory of the World”. È un evangeliario greco miniato del VI secolo, il più prezioso tra i sette codici simili esistenti al mondo — gli altri sono per lo più frammenti. Le sue 188 pagine di pergamena tinta di porpora, scritte in greco con inchiostro d’oro e d’argento, custodiscono quindici miniature che illustrano scene della vita di Gesù con una qualità pittorica che ancora oggi lascia senza parole.
L’ottava miniatura, raffigurante Cristo nel Getsemani, è considerata il primo “notturno” nella storia della pittura cristiana, anticipando di secoli Giotto e Van Gogh.
14. Museo della Liquirizia “Giorgio Amarelli” (CS)

Il Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli è ospitato nell’antica dimora quattrocentesca della famiglia, a Rossano. Secondo le statistiche del Touring Club Italiano è il secondo museo d’impresa più visitato in Italia dopo quello della Ferrari — e dopo averlo visitato ho capito perché. Il percorso guidato ti immerge in quattro secoli di storia: dalle macchine originali per la lavorazione delle radici agli abiti antichi ritrovati nella soffitta del palazzo, dall’archivio documentale dichiarato di interesse storico dal Ministero dei Beni Culturali fino ai due pneumatici di liquirizia realizzati in collaborazione con Pirelli — uno esposto alla Triennale di Milano, l’altro all’Expo di Shanghai.
Lo sapevi che Amarelli fa parte dei “Les Hénokiens”, un club internazionale con sede a Parigi che riunisce solo 48 aziende familiari bicentenarie in tutto il mondo?
Puoi approfondire qui:
La liquirizia Amarelli di Rossano Calabro: un orgoglio di Calabria
15. Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina – Frascineto (CS)

Nell’estate del 2021 ho visitato il Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina, uno dei più importanti centri di iconografia bizantina in Italia: circa 900 icone datate tra XIX e XX secolo — molte provenienti dalla Russia dopo la caduta del Muro di Berlino — distribuite su tre piani tra storia, spiritualità e arte.
Tra le icone più preziose c’è un’opera di Marie Galier, iconografa rumena contemporanea le cui opere sono conservate nei musei di New York, Parigi e in Vaticano.
Vieni con me a scoprire l’anima della Calabria
Che tu stia cercando una Pasqua in Calabria tra riti antichi e borghi medievali, una Pasquetta a passo lento tra boschi e fiumare, o semplicemente un modo diverso di vivere questa terra in primavera, spero che queste idee ti abbiano dato quella giusta dose di curiosità per partire.
Non devi vedere tutto. Scegli un angolo, rallenta, lasciati sorprendere.
Se vuoi portare con te quella consapevolezza — quella capacità di guardarla con occhi nuovi e riconoscerne il valore immenso — la mia guida “La mia Calabria” è la compagna di viaggio che fa per te. Dieci anni di esplorazioni e centinaia di ore di studio condensati in un diario che ti accompagna passo dopo passo, dall’Aspromonte al Pollino.
Perché la Calabria non va solo visitata. Va conosciuta, capita e amata.







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