Quando nell’estate del 2018 sono arrivata a Catanzaro in quella giornata calda di metà agosto, pensavo di fare il solito giro turistico. Invece mi sono ritrovata a attraversare la storia della musica in un modo che non immaginavo neanche lontanamente.
La città dei tre colli, famosa per essere stata capitale europea della seta, nasconde un primato incredibile: è l’unica in Italia ad avere un Museo del Rock. Sì, hai letto bene. L’unico.
Come è nato il Museo del Rock
Il Museo è nato nel 2011 grazie a Piergiorgio Caruso, un medico catanzarese che da bambino ha iniziato a collezionare tutto quello che riguardava il rock, la sua passione.
Quello che ha deciso di condividere con noi è solo una parte della sua collezione infinita, ma già ti dico che quando ho visto il primo disco dei Velvet Underground con la banana disegnata da Andy Warhol, mi sono fermata a guardarlo per diversi minuti. Non credevo di poterlo vedere dal vivo.
Museo del Rock: tour tra le rarità della musica
L’esposizione si sviluppa su due piani e ti porta dalla nascita del rock’n roll degli anni ’50 fino ai ’90.
Al secondo piano mi trovo davanti ai giganti: Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Jim Morrison.



Una delle sale che mi ha colpita di più è quella dedicata al Piper, il locale romano che negli anni ’60 ha fatto la storia. Qui giovani come Patty Pravo hanno scritto pagine indimenticabili della musica italiana.

Poi c’è la sezione dedicata al blues americano, con McKinley Morganfield, meglio conosciuto come Muddy Waters. Mi ha colpita scoprire come questa musica sia nata ai tempi della schiavitù, quando i ragazzi africani, con le catene ai piedi, cantavano nei campi di cotone del Mississippi per lenire il loro dolore.
“Vuoi sapere da dove viene il blues? Il Blues viene dal sedere del mulo. Bè, oggi puoi avere il blues anche seduto comodamente a mangiare, ma il blues è stato inventato camminando dietro ad un mulo ai tempi della schiavitù.”
Bukka White (Bluesman)

Ma quello che mi ha lasciata davvero senza parole sono state tre chicche in particolare: la fotografia autografata di Steven Tyler degli Aerosmith (che poi ho scoperto avere origini calabresi – suo nonno era di Cotronei!), il manifesto originale di Woodstock stampato prima che il concerto venisse spostato a Bethel, e una rarissima round cover tedesca di David Bowie.


Al primo piano ti aspettano i Beatles, con fotografie in stile pop art di Richard Avedon, il manifesto originale dell’ultimo concerto della band inglese al Candlestick Park a San Francisco, e una sezione dedicata alla musica italiana degli anni ’60 e ’70.
Antonio Ludovico, che mi ha accompagnata nella visita, mi ha mostrato quella che chiama “la stanza per intenditori” – tutte quelle garage band che hanno fatto un disco e poi sono scomparse, come i Jack London & The Sparrows che poi sono diventati gli Steppenwolf. Di sicuro li conosci per il famosissimo singolo “Born to be wild”, colonna sonora del film “Easy rider”.

Informazioni pratiche sul Museo del Rock di Catanzaro
Il Museo del Rock si trova in Via Turco, a due passi da Piazza Matteotti, ed è aperto dal martedì al venerdì dalle 16.00 alle 20.00, sabato e domenica dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00.
Puoi prenotare una visita guidata dal lunedì al venerdì al n. 379 171 8376
L’ingresso è gratuito. Se vuoi saperne di più dai un’occhiata alla pagina Facebook.
Cosa vedere nei dintorni del Museo del Rock
- Fondazione Mimmo Rotella, una delle realtà di arte contemporanea calabrese
- Parco Biodiversità Mediterranea
- Cooperativa Nido di Seta – San Floro
- Parco Scolacium, uno dei siti archeologici più interessanti della Calabria
- Soverato
Se stai pianificando un viaggio nella costa ionica ti consiglio di dare un’occhiata alla pagina degli itinerari on the road in Calabria.
Articolo scritto l’11 giugno 2023 e aggiornato il 19 giugno 2025
Ti aspetto nella mia guida per scoprire tutto il resto
Ti ho raccontato l’emozione di entrare in questo Museo del Rock di Catanzaro unico in Italia, ma c’è molto altro che ho scoperto e che ho voluto condividere nella mia guida “La mia Calabria”.
Oltre 250 pagine per innamorarti della mia terra, quella che vivo e respiro ogni giorno.








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