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Le Vallje di Civita: le danze pasquali della comunità arbëreshe del Pollino

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22 Aprile 2025
vallje civita

Lo scorso anno, durante la mia permanenza a Civita, ho partecipato al rito delle Vallje, uno dei più autentici tesori identitari della Calabria arbëreshe. Un’esperienza che mi ha fatto capire quanti volti abbia la Calabria e quanto sia importante, per me che sono ambasciatrice, riscoprire e valorizzare le diverse anime culturali della mia terra.

In questo articolo ti racconterò questa straordinaria tradizione, condividendo la mia esperienza diretta a contatto con la comunità civitese.

Sommario

Cosa sono le Vallje: un antico rituale che resiste al tempo

vallje civita bambini

Le Vallje di Civita rappresentano l’evento clou dell’anno per questo piccolo borgo arbëresh nel cuore della provincia di Cosenza, riconosciuto tra “I Borghi più Belli d’Italia“, insignito della Bandiera Arancione e parte del Patrimonio UNESCO per le spettacolari Gole del Raganello che lo abbracciano.

Ma cosa sono esattamente le Vallje? Sono danze tradizionali celebrate ogni anno durante il Martedì di Pasqua che rievocano un momento cruciale per la storia degli arbëreshe: la gloriosa vittoria dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderbeg che il 24 aprile 1467, al comando di un piccolo esercito, sconfisse le truppe turche guidate dal rinnegato Balabano, salvando così la cittadella di Kruja.

Questo trionfo, avvenuto il martedì dopo Pasqua secondo il calendario Giuliano in vigore all’epoca, viene commemorato con una manifestazione che trasforma le vie di Civita in un caleidoscopio di colori, suoni e tradizioni ancestrali. Non si tratta di un semplice evento folkloristico, ma di una profonda celebrazione identitaria che mantiene vivo il legame con le origini albanesi.

Le Vallje di Civita, conosciute anche come “ballo tondo”, vengono eseguite da donne disposte in un elegante semicerchio, guidate ai lati da due uomini chiamati “Kapureltë” (o “flamurorë”, portabandiera) che ne scandiscono il ritmo. I danzatori si muovono con passi cadenzati, tenendosi per mano o mediante fazzoletti, formando serpentine e labirinti che simboleggiano le tattiche militari di accerchiamento usate da Skanderbeg contro i Turchi.

Comprendere cosa sono le Vallje significa immergersi in una forma d’arte totale che unisce movimento, musica e narrazione storica. Ogni gesto racchiude un significato preciso, tramandato nei secoli: l’avanzare rappresenta la marcia dell’esercito, le figure circolari ricordano l’accerchiamento del nemico, mentre l’energia crescente della danza celebra il trionfo finale.

Ciò che rende questa tradizione ancora più affascinante sono gli splendidi costumi tradizionali indossati dalle danzatrici, veri e propri capolavori dell’artigianato tessile arbëreshe.

L’abito tradizionale delle Vallje: un tesoro di seta e oro

A Pasquetta, giorno precedente alla celebrazione delle Vallje, ho avuto il privilegio, insieme ad un gruppo di americani in visita a Civita, di ammirare da vicino il meraviglioso abito della Vallja che la mia amica Delia ha realizzato interamente a mano.

Delia, autodidatta nell’arte del ricamo, è divenuta una figura essenziale per la comunità arbëreshe di Civita: il suo paziente lavoro di riparazione dei costumi tradizionali non è semplice sartoria, ma un’opera di salvaguardia culturale che permette alle famiglie di tramandare questi preziosi simboli d’identità alle nuove generazioni.

delia piscitelli con il vestito delle vallje -civita

Varcata la soglia di casa sua, sono rimasta incantata dalla cura con cui Delia ha disposto ogni elemento dell’abito tradizionale all’interno di morbidi teli di cotone per proteggerlo dal tempo.

La prima cosa che ci mostra è la “linja“, una lunga camicia bianca di lino o cotone bianco con ampie maniche e una profonda scollatura a v in tulle chiusa in genere da una spilla d’oro, dove viene poggiata la “skola“, una striscia di raso bianco ricamata con filo d’oro.

I pezzi più belli di questo abito tradizionale femminile sono la “kamizolla“, una gonna pieghettata in raso di seta fucsia con elaborati ricami dorati che riproducono stelle e fiori stilizzati, a cui le donne sposate sovrappongono la “coha“, un drappo di colore blu che si porta rialzato sul davanti e viene fissato sui fianchi. Altrettanto splendido è lo “xhipuni“, un corpetto blu in seta laminata d’oro.

Le donne sposate indossano anche la “keza“, un raffinato copricapo a forma di conchiglia trapuntato in oro o argento.

Questi abiti, tramandati di generazione in generazione, non sono semplici costumi ma preziosi archivi viventi dell’identità arbëreshe, testimoni di una storia di migrazione, adattamento e resilienza.

Con le mani esperte di chi ha dedicato una vita intera a quest’arte, Delia ci ha spiegato il significato di ogni elemento e la fatica che si cela dietro la realizzazione di questi capolavori tessili. Un abito tradizionale come questo può costare oggi 15/20 mila euro. Il valore così elevato non deriva solo dal filo d’oro utilizzato, ma dall’arte di lavorarlo, una competenza ormai rarissima tra le donne della comunità.

La tradizione che si rinnova: Sofia e il rito della vestizione

Altrettanto emozionante è stata la visita a casa della mia amica Stefania, dove ho assistito al suggestivo rito della vestizione di sua figlia Sofia per le Vallje. Un momento intimo che segna il passaggio della tradizione da madre a figlia, in un flusso ininterrotto che attraversa le generazioni.

Con pazienza e amore, Stefania ha aiutato la giovane Sofia a indossare ogni elemento dell’abito tradizionale, seguendo un ordine preciso tramandato dalle donne arbëreshe nei secoli. Non si trattava semplicemente di indossare un costume per una festa, ma di assumere l’eredità culturale di un intero popolo.

In quel momento ho compreso quanto sia prezioso mantenere questo passaggio di testimone: le ragazze che indossano gli abiti delle loro mamme diventano il futuro di una tradizione che resiste al tempo e all’omologazione culturale. La loro partecipazione alle Vallje non è solo folclore, ma un atto di resistenza culturale, un modo per dire “siamo ancora qui, con la nostra lingua, le nostre tradizioni, la nostra identità”.

La celebrazione dell’identità arbëreshe

Le Vallje di Civita sono molto più di una semplice rievocazione storica: rappresentano un momento cruciale in cui la comunità arbëreshe si riunisce per celebrare la propria identità. Questo raduno annuale testimonia il profondo attaccamento alle radici di una minoranza linguistica che ha fatto dell’Italia la propria casa da oltre cinque secoli, preservando con orgoglio la propria lingua, tradizioni e costumi

Durante la manifestazione, che in genere inizia alle 16.00 nella piazzetta antistante il castello di Kruja, la musica di chitarre, fisarmoniche e organetti accompagna i canti epici e d’amore, i “viersh”, che narrano la resistenza contro i turchi, rapsodie e storie tramandate oralmente nei secoli.

Tra i canti più belli ci sono “Kostondini e Jurendina”, una delle più struggenti leggende albanesi e la popolare “Lule Lule“, un inno gioioso alla primavera e alla vita che spesso accompagna i momenti più festosi delle celebrazioni.

L’evento poi prosegue fino a sera con i gruppi che si esibiscono nella piazza di Civita provenienti da altre comunità italo-albanesi, sia calabresi che pugliesi.

Gruppo Folk San Nicola dell’Alto (KR)

I miei consigli per partecipare alle Vallje di Civita

Se non hai mai visto Civita e le bellezze del Pollino, forse questo è il momento perfetto per farlo.

Dato l’alto numero dei visitatori e fotografi che giungono da tutta la Calabria, ti suggerisco di prenotare un alloggio con diverse settimane di anticipo. Puoi arrivare il giorno prima, visitare il paese con le sue case Kodra, i comignoli e il Ponte del Diavolo e poi il giorno dopo dedicarlo alle Vallje.

Vuoi scoprire di più su Civita?

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