Il Kalabria Coast to Coast è un cammino di circa 55 km, diviso in 3 tappe che parte da Soverato, sul mar Ionio, e arriva a Pizzo, sul Tirreno, passando per Petrizzi, San Vito sullo Ionio e Monterosso Calabro.
L’ho percorso dal 10 al 12 ottobre 2024 con il mio amico Domenico e ti dico subito com’è andata. Ho amato l’accoglienza del signor Pietro a Petrizzi, l’assistenza dei volontari e l’oasi del lago Angitola. Ma secondo le schede tecniche ufficiali circa 24 km su 55 sono su asfalto, quasi tutti nella prima e nella terza tappa. Se cerchi sentieri e natura selvaggia, potresti restarci male come me, diversamente, potrebbe essere il cammino giusto per te.
Sommario
- Perché scrivo questo articolo in ritardo
- Le tre tappe del Kalabria Coast to Coast: come le ho vissute
- Cosa mi è piaciuto del Kalabria Coast to Coast
- Perché non mi ha conquistata
- Fa per te?
- Il passaporto del viaggiatore e le strutture convenzionate
- Informazioni pratiche di base
- Domande frequenti
- Un cammino famoso non è per forza il tuo cammino
Perché scrivo questo articolo in ritardo
Questo articolo arriva con due anni di ritardo, e voglio dirti perché. Ho percorso il Kalabria Coast to Coast nell’ottobre 2024 e da allora ho esitato a lungo prima di raccontarlo. È un cammino amato, raccontato ovunque sui social con grande entusiasmo, nato dall’impegno di persone che amano la nostra terra. Io non sapevo come dire che non mi aveva conquistata. Poi ho capito che il modo più onesto di farti scoprire la Calabria è raccontarti anche questo.
La mia esperienza è ovviamente soggettiva e non voglio influenzarti: è giusto che tu la viva in prima persona. Ma io, che dal 2022 ho percorso centinaia di chilometri su asfalto per lasciare sulla strada la sofferenza, da un cammino come questo mi aspettavo qualcosa di diverso.
Le tre tappe del Kalabria Coast to Coast: come le ho vissute
Tappa 1: da Soverato a Petrizzi
Il Kalabria Coast to Coast parte da Soverato, dalla città dove sono ritornata a vivere dopo otto anni passati a Roma. Era da tempo che volevo farlo e, quando anche il mio amico Domenico ha espresso lo stesso desiderio, ci siamo organizzati. Partivo con aspettative alte, forse troppo.
I primi chilometri li percorriamo sul lungomare per poi scendere in spiaggia dopo l’hotel San Domenico e prendere la provinciale fino ad arrivare al Centro Commerciale Le Vele. Da qui saliamo ed è qui che l’asfalto inizia a farsi sentire nei pressi del Villaggio Calaghena. I chilometri su strada si accumulano nelle gambe ma per fortuna ottobre ci regala un clima gentile e camminiamo a maniche corte.
La ricompensa arriva a Petrizzi. Dopo esserci sistemati al B&b, in piazza ci aspetta Pietro Viscomi, che del suo paese racconta storia e bellezze con un amore che ti arriva dritto al cuore. Il luogo d’incontro ha un nome che è già un racconto: “sutta u chiuppu“, sotto il pioppo. È il grande pioppo nero al centro di Piazza Regina Elena, sulla cosiddetta “rota do chiuppu”. Si racconta che un tempo i pioppi fossero tre, piantati nel 1807 per volere di Giuseppe Bonaparte come simbolo di libertà. Qui si scambiavano cereali e legumi, misurati con la menzalora, l’antica unità di misura che trovi ancora in piazza.

Tappa 2: da Petrizzi a Monterosso Calabro
È la tappa più lunga, 23,5 km, e anche quella più “da sentiero”: secondo la scheda ufficiale l’80% del fondo è sterrato. Si sale fino ai 1.000 metri della dorsale di Monte Coppari, il punto più alto del cammino, attraverso boschi di faggio. Dopo il paese di San Vito il cammino diventa finalmente come lo sogno io. Ai piedi degli alberi spuntano i ciclamini selvatici, rosa e delicati, poi il lago Acero con la sua acqua turchese, e per finire incrociamo una salamandra pezzata, nera e gialla, che si lascia guardare senza fretta.
Da qui in poi non siamo più in due. Lungo la strada incontriamo un gruppo di cinque signore, quattro piemontesi e una ligure, e da quel momento camminiamo insieme. È la magia dei cammini: parti con un amico e arrivi con una piccola comunità.




Tappa 3: da Monterosso Calabro a Pizzo
L’ultima tappa di 19,1 km e torna a essere in gran parte su asfalto, il 60% secondo i dati ufficiali. La fatica si sente, ma in mezzo c’è il tratto che ricordo con più piacere: l’oasi naturalistica del lago Angitola, nata come oasi WWF. Dopo ore di strada, entrare in questo silenzio è come respirare di nuovo. È un’area protetta, si accede da cancelli con combinazione che ricevi solo se fai il check-in del cammino: un piccolo rito che la rende ancora più preziosa.

L’oasi è una delle zone umide più importanti della Calabria ed è situata tra i comuni di Maierato e Monterosso Calabro. Il lago è artificiale: nasce nel 1966 da una diga sul fiume Angitola. Dal 1975 è oasi naturalistica, affidata a lungo al WWF, e dal 1985 è riconosciuta zona umida d’importanza internazionale secondo la Convenzione di Ramsar. Oggi rientra nel Parco Naturale Regionale delle Serre e nella Rete Natura 2000.
Qui sono state censite oltre cento specie di uccelli: aironi cenerini e bianchi, falchi pescatori e di palude, svassi maggiori, cormorani, martin pescatori. Il periodo migliore per osservarli è durante le migrazioni di primavera e autunno e in inverno, dai capanni di birdwatching lungo il percorso.
Dopo il pranzo e una foto di gruppo ripartiamo in discesa verso il mare e Pizzo, la nostra meta. La nostra volontaria ci aspetta al Castello Murat per la consegna del testimonium e poi il premio che ogni camminatore si merita: un tartufo artigianale, il primo gelato in Europa ad aver ottenuto il marchio IGP. È lì, seduta con tutto il gruppo che tra una risata e l’altra faccio un primo bilancio. È stata un’esperienza splendida ma dentro di me una vocina continua a ripetere: troppo asfalto.


Cosa mi è piaciuto del Kalabria Coast to Coast
La cosa che mi ha sorpresa di più è stata l’assistenza via WhatsApp. Una volontaria ci ha seguiti per tutto il cammino, sempre presente senza mai essere invadente. Sapere che dall’altra parte c’era qualcuno pronto a risponderti mi ha fatto sentire più tranquilla.
Poi le persone. Pietro con il suo profondo amore per Petrizzi e le cinque signore incontrate lungo la strada: camminare insieme a loro è stato uno dei regali più belli di questo viaggio.
E ovviamente l’oasi del lago Angitola, che da sola vale l’ultima tappa, e il tartufo a Pizzo che sa di traguardo.
Perché non mi ha conquistata
Te lo dico con sincerità, e con tutto il rispetto per chi questo cammino lo ha immaginato e se ne prende cura ogni giorno come volontario: quasi metà del percorso su asfalto per me è troppa. Io cammino per il silenzio, per sentire la terra sotto i piedi, per perdermi nei paesaggi. Sulla strada le gambe si induriscono, i piedi soffrono e lo sguardo resta fisso sulla striscia grigia davanti a te.
Quanto asfalto c’è davvero: i dati tappa per tappa
Non è solo una mia impressione. Le schede tecniche ufficiali indicano per ogni tappa la percentuale di fondo asfaltato, e facendo i conti viene fuori questo quadro.
| Tappa | Km | Asfalto | Km asfalto |
|---|---|---|---|
| Tappa 1 | 13,3 km | 60% | 8 km |
| Tappa 2 | 23,5 km | 20% | 4,7 km |
| Tappa 3 | 19,1 km | 60% | 11,5 km |
| Totale | 55,9 km | circa 43% | circa 24 km |
Fonte: schede tecniche delle tappe sul sito ufficiale del cammino. I km su asfalto sono un mio calcolo sulle percentuali dichiarate.
In pratica significa questo: la tappa centrale è quasi tutta su sterrato e sentiero, mentre la prima e l’ultima ti fanno camminare per buona parte su strada.
Per onestà devo dirti anche da dove partivo. Quando ho percorso il Kalabria Coast to Coast era il mio primo cammino di più giorni. Fino ad allora avevo fatto soprattutto escursioni giornaliere, dal Pollino all’Aspromonte, su sentieri dove l’asfalto quasi non esiste, e forse è anche per questo che l’ho sentito così tanto.
Detto questo, capisco perché il percorso sia così. Un cammino che unisce cinque paesi e due mari deve per forza passare per le strade, che spesso sono l’unico collegamento tra un borgo e l’altro. È una scelta che ha senso, semplicemente non era l’esperienza che cercavo io. E so bene perché piaccia a tanti: partire dalla costa ionica e arrivare su quella tirrenica con le tue gambe ha un fascino che nessun dato tecnico può togliere.
Fa per te?
| Se | Il mio consiglio |
|---|---|
| Sei alla ricerca di sentieri, boschi e natura selvaggia | Valuta bene: quasi metà del percorso è su strada. Guarda al Sentiero del Brigante o al Sentiero dell’Inglese anche se ti impegnano per almeno una settimana |
| Pensi di partire a luglio o agosto | Meglio di no: tappe 1 e 3 sono in gran parte su asfalto e senza fonti d’acqua lungo il percorso. |
| Hai tre giorni in primavera o in autunno | È il periodo giusto. Io l’ho fatto a ottobre. |
| È il tuo primo cammino e vuoi sentirti seguito | Ottima scelta: segnaletica bianco-rossa, check-in e assistenza WhatsApp ti accompagnano. |
Il passaporto del viaggiatore e le strutture convenzionate
Il cammino ha una sua credenziale, il passaporto del viaggiatore. Lo ritiri prima di partire in alcuni punti di Soverato e di Pizzo indicati sul sito ufficiale, con un’erogazione liberale di 5 euro che serve ad autofinanziare il progetto.
Lungo il percorso lo fai timbrare con i loghi dei comuni attraversati, nei municipi e in alcuni bar dei paesi. Anche diverse strutture convenzionate hanno un timbro tutto loro. Pagina dopo pagina, il passaporto diventa il diario del tuo cammino.
Cosa ti dà in concreto:
- l’assistenza virtuale e la geolocalizzazione per tutto il cammino;
- i codici per aprire i cancelli dell’oasi del lago Angitola;
- tariffe riservate nelle strutture convenzionate, nei ristoranti, dal 15 al 20% sulla tartuferia nelle gelaterie di Pizzo;
- il Testimonium, l’attestato che ricevi a fine cammino presentando il passaporto completo di timbri, al Castello Murat di Pizzo o a Soverato.
L’elenco aggiornato delle strutture ricettive e ristorative convenzionate è sulla pagina ospitalità del sito ufficiale.
Informazioni pratiche di base
- Partenza e arrivo: spiaggia di Soverato (Ionio), spiaggia di Pizzo (Tirreno). Il percorso è lineare, quindi organizza il rientro.
- Credenziale: il passaporto del viaggiatore si ritira a Soverato o a Pizzo con una piccola donazione che sostiene il cammino. Ti dà accesso all’assistenza, ai codici dell’oasi del lago Angitola e al Testimonium finale.
- Check-in: va fatto sul sito ufficiale prima di partire, e il check-out all’arrivo.
- Tracce GPS: le trovi sul sito suddivise per tappa e puoi scaricarle inserendo nome e indirizzo email
- Strutture convenzionate: le trovi sul qui.
- Attenzione: nelle tappe 1 e 3 porta tutta l’acqua che ti serve dalla partenza. Le schede segnalano anche cani da guardia vicino ad alcune aziende agricole.
Domande frequenti
Quanti giorni servono per il Kalabria Coast to Coast? Tre giorni, uno per tappa. Chi vuole accorciare la seconda tappa può allungare la prima di circa 6 km, fino a San Vito sullo Ionio.
È difficile? Le tappe 1 e 3 sono classificate di difficoltà media, la tappa 2 medio-difficile per lunghezza (23,5 km) e dislivello. Serve un minimo di allenamento a camminare per più giorni di fila.
Quanto asfalto c’è? Circa il 43% del percorso, pari a circa 24 km, secondo le percentuali delle schede ufficiali. Si concentra nella prima e nella terza tappa.
Quando conviene farlo? In primavera o in autunno: io a ottobre ho camminato a maniche corte. D’estate il caldo sull’asfalto e la mancanza d’acqua in due tappe su tre lo rendono faticoso.
Si può fare in autonomia? Sì, il percorso è segnalato. Il sito ufficiale consiglia comunque di scaricare le tracce GPS, perché in caso di nebbia la zona di montagna può creare problemi di orientamento e in alcuni punti manca la copertura telefonica.
Un cammino famoso non è per forza il tuo cammino
Ogni cammino è un incontro personale. L’asfalto che a me ha pesato tanto a te potrebbe pesare molto meno.
Se sei una camminatrice o un camminatore esigente e cerchi più di tre giorni immersi nella natura, guarda al Sentiero del Brigante o al Sentiero dell’Inglese. Non li ho ancora percorsi, e il secondo è in cima alla lista dei miei prossimi desideri.
Se invece vivi in Calabria e cerchi uscite di un giorno, le trovi nel mio articolo sui percorsi di trekking ed escursioni in Calabria. Quelli che mi hanno fatto innamorare davvero li racconto nella mia guida La mia Calabria: un diario di viaggio nato da dieci anni di esplorazioni e centinaia di ore di studio e approfondimento.







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